
Nome: Taty
Volontaria in Perù presso il Caef (Centro de Atencion y Education a la Familia) casa famiglia che ospita bimbi maltrattati o ad elevato rischio di violenza familiare.
Taty74@iol.it
I miei viaggi per il Perù.. (con foto)
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"Cambiando el PERU'"
Esta es la foto donde se encuentran todos los niños del albergue donde trabajo, llamado CAEF, alli esta parte de mi corazon, de mis sueños y esperanzas... la mas grande de ella es el sacar por un dia a un niño de la calle y que no sea maltratado, golpeado o que se sienta solo, pues solo la ternura de un niño puede hablandar un duro corazon. Si lo sabre yo .... (Frank)
"Cambiando il PERU'"
In questa foto incontriamo tutti i bimbi dell'"albergue" (casa d'accoglienza) dove lavoro, chiamato CAEF... qui vive parte del mio cuore, dei miei sogni e delle mie speranze... la piu' grande delle quali e' togliere per un giorno un bambino dalla strada, affinche' non sia maltrattato, picchiato o che non si senta solo... poiche' solo la tenerezza di un bimbo puo' scalfire un cuore di pietra.. ed io questo lo so bene... (Frank)
FEBBRAIO '05
Per molti bimbi del CAEF cose, per noi normali, come andare al cinema o in piscina, sono esperienze del tutto nuove, avvolte in misterioso alone di curiosita' e paura...
Pero', quanto e' bello vedere i bimbi che, ammassati sul bordo della piscina, timorosi e spaventati per l'acqua alta, vengono accolti a braccia aperte e rassicurati dagli educatori... e.. poco dopo, vederli sguazzare nell'acqua, tranquilli e rilassati ed udire le loro grida di gioia e di grande divertimento...
E... quanto stupore e meraviglia traspare dai loro occhi, entrando in un cinema.. questa sala immensa, con delle strane sedie... e molti di loro si chiedono: "ma il prete da dove esce per dire la messa?"
Andare al cinema o in piscina (surplus che il Caef puo'permettersi solo quando entra qualche soldo in piu' da donazioni varie) risultano "premi" estremamente educativi e gratificanti, utili per insegnar loro a migliorarsi, a fare sforzi e studiare per poter accedere ad una "nuova e migliore vita" alla quale tutti hanno il diritto di aspirare!!
Tornata in Italia, la mia vita avrebbe dovuto riprendere i ritmi normali... lavoro, studio, uscite, amici... ma qualcosa dentro di me era cambiato.. e.. a quanto pare non solo dentro ma anche fuori...
Una strana allergia (simile ad enormi punture di zanzare che mi colorovano il corpo di rosso!!) che mi perseguitava da mesi, e che si era attenuata nel mese trascorso in Perù, aveva ripreso a manifestarsi pesantemente...
Sarà coincidenza... ma proprio "questa malefica allergia" mi ha costretta, tra visite mediche e un presunto ricovero in ospedale, ad allontanarmi per un periodo da Bologna (la città in cui studio e lavoro) e di conseguenza a rifiutare un contratto di lavoro "a tempo indeterminato"...
La mia mente però era rimasta laggiù.. in Perù.. con i bimbi e con la meravigliosa gente conosciuta là... i valori, i sentimenti, la semplicità, l'amore, l'affetto incontrati non riuscivano ad integrarsi con l'iperattività, la frenesia e la rapidità del mondo occidentale... mi mancava qualcosa... forse qualcuno ... non so..
In questo contrasto di sentimenti ed emozioni...una strana idea ha iniziato a balenarmi nella testa... "perchè non fare la tesi sul Caef e tornare così in Perù per qualche mese?"
Ho così preso contatti con il mitico e grandissimo Prof. Canevaro che, inizialmente un po' titubante, mi ha poi incoraggiato nel mio progetto.. anche la Prof.ssa Zanetti, entusiasta del progetto, ha accettato di essere la mia futura relatrice...
La strana idea iniziava a farsi sempre più concreta... ma altri dubbi affioravano nella mia mente.. come farò a mantenermi in Perù??? Come posso fare senza alcuna entrata economica per mesi??
Fortunatamente i miei genitori mi hanno, da subito, calorosamente appoggiato nella mia strana e strampalata idea... anzi... a tratti erano loro più convinti di me di quanto potesse essere utile e meravigliosa un'esperienza simile... (devo ammettere che ho dei genitori davvero stupendi!!!) e poi... ho scoperto che avrei potuto fare domanda all'università per una "borsa di studio per tesi di ricerca all'estero"... ho presentato la documentazione e l'ho ottenuta...
Ormai non ci sono più dubbi... parto... vado a vivere, lavorare, studiare per 3 mesi...? 6 mesi? 9 mesi!!! in Perù...
Ho deciso... parto... nonostante paura, timore, insicurezza... la mia voglia, di andare, scoprire, conoscere è troppo forte... non posso rinunciare ad un opportunità come questa... e poi... l'ho desiderata troppo...
E così il 5 di agosto mi ritrovo (in compagnia di 27 sconosciuti) su un aereo che in sole "30 ore" mi porta in Perù.. destinazione Trujillo... (770 km a nord di Lima)
Dopo un interminabile viaggio aereo, 2 giorni di sosta a Lima e 8 ore di bus... arriviamo finalmente al Centro (che ci ospiterà in questo mese di avventura peruana), dove veniamo calorosamente accolti da una quantità indescrivibile di bimbi.
Siamo al CAEF (Centro de Atencion y Education a la Familia), un "albergue" (come lo definiscono qua), un centro di accoglienza che ospita bambini e bambine (dai 4 anni) che presentano problemi di condotta, derivati da un processo di violenza familiare, e pertanto definibili bimbi ad alto rischio sociale.
“Il CAEF dedica quindi le sue forze al recupero dei bimbi che vivono in situazioni di alto rischio, mediante un processo di contenimento, apprendimento e cambiamento personale all’interno di una cornice educativa, cercando di reinserirli nelle loro famiglie, nel processo di scolarizzazione e quindi nella società.”
Gli obiettivi principali del centro sono: garantire ai bimbi il cibo quotidiano (salvaguardando la loro salute), offrire loro la possibilità di frequentare la scuola, aiutarli a comprendere le norme di comportamenti sociali adeguati, aiutarli ad affrontare i problemi psicologici legati a quello che, nella loro pur breve vita, hanno dovuto vivere e sopportare, ma soprattutto l’obiettivo fondamentale è il reinserimento in famiglia, attraverso un lavoro difficilissimo ma costante con le famiglie.
I bimbi infatti vivono al caef per 5 giorni la settimana e nel weekend tornano in famiglia.
Ovviamente si tratta di famiglie estremamente povere, in cui nella quasi totalità dei casi il padre è assente ed il bimbo vive in contesti promiscui (nella stessa casa ci sono la madre, i fratelli/sorelle, i fratellastri/sorellastre, le sorelle/fratelli della mamma, i cugini, i cognati vari, i nonni…. ). Famiglie incomplete che vivono in situazioni di estrema povertà ed in cui spesso il cibo non si vede per giorni interi.
In un simile contesto sociale troppo spesso i bambini diventano il bersaglio di violenze.. si tratta spesso di bimbi picchiati o violentati da qualche familiare allargato, di bimbi “abbandonati” (non desiderati dai famigliari o chiusi a chiave in casa, lasciati soli o in custodia dei fratelli maggiori perché la madre deve lavorare , spesso 14-15 ore al giorno, e non sa dove e a chi lasciare i figli…), altre volte sono bimbi che accompagnano la madre a vendere biscotti, caramelle, borsette fatte da loro…quei bimbi che incrociando per le strade ti seguono ripetendo continuamente “senorita, collaborame, por favor”…
Insomma situazioni aberranti che, come un pugno, ti trafiggono lo stomaco… ma, calandosi nel contesto sociale in cui si trovano, è fondamentale togliersi di dosso i nostri pregiudizi etnocentrici…
E’ questo il contesto sociale che Judith, la direttrice del Caef, ha studiato durante un progetto di ricerca condotto nel suo anno sabbatico, ed è qui che ha incontrato un bimbo che le ha detto “tu sei come tutti gli altri, vieni qui, ci dai affetto e amore ma quando terminerai il tuo scritto te ne andrai come tutti” ed è in quel momento che lei ha capito che il resto della sua vita l’avrebbe dedicato a loro… ai ninos.
Così nasce il Caef… Judith ha lasciato tutte quelle che erano le sue certezze lavorative ed economiche per realizzare il suo progetto di vita.
La preparazione di Judith, a livello educativo e psicologico, è stupefacente... il suo carattere forte, la sua fermezza nelle decisioni e nelle numerose difficoltà incontrate hanno permesso al Caef di sopravvivere e poi.. l’amore e l’affetto traspaiono da ogni suo gesto rivolto ai ninos.
Al caef lavorano, oltre alla direttrice, un coordinatore del centro, un’educatrice, un’assistente sociale, qualche collaboratore fisso e numerosi collaboratori straordinari (prof. di teatro, persone che organizzano feste varie, studenti universitari che fanno laboratori o tirocini...). Purtroppo le entrate garantite dallo Stato sono assai basse e non sono sufficienti nemmeno per coprire le spese minime dei bimbi, per tanto anche la retribuzione dei “5 volontari fissi” sono estremamente basse... Si, li definisco volontari perchè effettivamente lo sono... persone che dedicano 8-10 ore al giorno della loro vita in cambio di 150-200 soles mensuali (38-50 euro) non possono che essere definite "volontari"... Nonostante ciò il lavoro svolto è, a mio parere, di altissima qualità.
I bimbi ospitati al Caef (al momento 27 ninos tra i 3 e i 14 anni) mangiano 3 pasti al giorno, frequentano tutti regolarmente la scuola e sono seguiti in quello che è l’igiene e l’ordine personale.
A scuola molti di loro hanno ottenuto i risultati migliori della classe… e.. che commozione quando Judith ha letto davanti a tutti i ninos e a tutti “los italianos” le pagelle di ciascun bimbo, quant’ era emozionante vedere l’orgoglio che traspariva dai suoi occhi, gli occhi di una “mamma” che con ammirazione guarda i suoi "figli", quei bimbi su cui nessuno avrebbe scommesso, gli stessi bimbi che mai nella loro vita hanno ricevuto uno sguardo così pieno di gioia e di amore..
Il lavoro educativo, abilmente svolto in ogni momento della quotidianità dei bimbi, raggiunge il suo apice con i “talleres”, laboratori a tema creati sottoforma di gioco, drammatizzazione e spiegazioni utili per raggiungere le mete e gli obiettivi prefissati (l'acquisizione di principi e valori che favoriscano un cambio di condotta e la conseguente reinserzione in famiglia e nella società.
Ogni mese il “taller” è dedicato ad un tema specifico: i valori (rispetto, responsabilità, onestà, condivisione), la violenza (fisica, sessuale, psicologica), le abilità sociali (autostima, assertività, prendere decisioni, comunicare), la sessualità, l’equità di genere, la famiglia…. E viene realizzato dall’equipe (psicologo, educatrice, assistente sociale..) che lavora al caef.
1 volta alla settimana si istituisce il taller e nell’arco di un mese lo stesso tema viene trattato a livello educativo (la prima settimana) a livello psicologico (la seconda) e a livello sociale (la terza) per concludersi alla quarta settimana con un taller rivolto ai genitori dei bimbi (con tutte le difficoltà che comporta relazionarsi con le mamme dei bimbi, persone estremamente povere, che conducono una vita ai margini della società e che per lo più non hanno alcun grado di alfabetizzazione).
Credo che il lavoro con le famiglie (le madri visto l’inesistenza dei padri) sia il più difficile e complicato ma la costanza, l’abilità e l’impegno delle operatrici portano a risultati eccellenti e spesso insperati.

Los niños del CAEF (Agosto 2004)
E’ qui che ho trascorso il mese più felice della mia vita, dove mi è stata data l’opportunità di crescere personalmente e professionalmente…
Le emozioni vissute con i miei piccoli ninos sono indescrivibili… gioia e tristezza infinita invadevano il mio cuore.. commozione, lacrime di dolore e di felicità inumidivano costantemente i miei occhi.. quanto amore, affetto, dolcezza….
Il Perù.. il povero Perù.. ed io.. in questa “povertà” ho incontrato più eroismo, più gioia, più solidarietà e più amore che in molte situazioni del nostro ricco occidente..

La Taty tra i "niños" (Agosto 2004)